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#SìCash parte III: La guerra al contante

Vai al capitolo precedente: Parte II. Denaro fisico vs denaro virtuale.

La Better Than Cash Alliance (BTCA) si presenta sul suo sito internet come «una partnership di governi, aziende e organizzazioni internazionali che accelera la transizione dal contante ai pagamenti digitali per ridurre la povertà e promuovere una crescita inclusiva».

L’iniziativa è ospitata presso le Nazioni Unite e riceve finanziamenti da Mastercard e Visa, dalla Fondazione Bill & Melinda Gates e da Omidyar Network (ONG finanziata da Pierre Omidyar, fondatore di Ebay), dalla banca d’affari Citigroup e dall’USAID (United States Agency for International Development), agenzia «filantropica» del governo americano già nota per i suoi controversi contributi a tanti regime change di Africa e America Latina.

La BTCA non è che l’esempio più illustre, l’albero svettante di un sottobosco di iniziative sempre più numerose per la promozione dei pagamenti digitali e la denuncia dei presunti mali del denaro contante. Mastercard, da anni impegnata nella misurazione dei «progressi verso una società cashless», diffonde regolarmente studi e comunicati stampa per convincere i consumatori che «una società senza contante è una società più giusta». La catena di fastfood McDonald’s ha dichiarato l’obiettivo di «arrivare nel 2018 al 50% di transazioni» digitali e avviato una collaborazione con Mastercard per «promuovere l’utilizzo di soluzioni di pagamento alternative al contante». Visa corrisponde premi in denaro ai ristoranti e ai piccoli esercizi che «si impegnano a limitare il contante o a rinunciarvi del tutto». Ernst Young, colosso americano della consulenza aziendale, ha spiegato in un recente rapporto come «ridurre la shadow economy attraverso i pagamenti elettronici». In Italia l’amministratore delegato di CartaSì non ha dubbi: «vinceremo la guerra al contante». E nel 2015 la Fondazione Ambrosetti ha creato la Cashless Society Community, una «piattaforma di alto livello» a cui aderiscono aziende e gruppi bancari «per la produzione di idee e contenuti sui pagamenti elettronici e per un confronto costruttivo tra la business community e le Istituzioni, nello spirito di sviluppare azioni concrete a beneficio del Paese».

La Better Than Cash Alliance. ospitata dall’ONU, riceve finanziamenti da Mastercard, Visa, Fondazione Gates e USAID, tra gli altri.

Finché si tratta di aziende direttamente o indirettamente colpite dalla concorrenza del denaro fisico, sarebbe in fondo normale. Ma l’idea piace ormai anche ad accademici e giornali, che sempre più spesso tirano anzi la volata. Il premio Nobel Joseph Stiglitz è «fortissimamente convinto che paesi come gli Stati Uniti possono e devono passare a una valuta digitale, così da poter tracciare questo tipo di corruzione. Ci sono importanti questioni di privacy e di sicurezza informatica, è vero, ma avrebbe sicuramente grandi vantaggi». Kenneth Rogoff, l’economista di Harvard già noto al pubblico per avere sbagliato a tirare le somme di una tabella Excel nel tentativo di dimostrare che l’austerità fiscale fa bene ai conti pubblici, ha recentemente pubblicato il libro The Curse of Cash (La maledizione del contante) dove al denaro fisico, e in particolare alle banconote di grosso taglio, si addebita la colpa di promuovere il crimine e di ostacolare le politiche monetarie delle banche centrali.

Tra i giornalisti non c’è bisogno di spostarsi dal nostro Paese. Se oggi fanno a gara a rilanciare i (falsi) moventi della crociata governativa contro monete e banconote, i più solerti si erano già attivati anni fa. La trasmissione Report apriva già la strada il 15 aprile 2012 con la puntata «Contanti saluti al nero» in cui si proponeva di introdurre una «tassa sul contante». Da allora è stato tutto un crescendo. Nel 2017 L’Espresso chiosava allarmato che «nel nostro paese circola un’enorme quantità di cash frutto di corruzione ed evasione», seguito a ruota dal Corriere della Sera sulle cui colonne si sferrava l’attacco con una grafica a tutta pagina in caratteri maiuscoli: «BASTA CONTANTI». Commento del direttore De Bortoli: «Se in alcuni Paesi del Nord è diventato quasi impossibile pagare in contanti e ci si avvia a sperimentare forme diverse di monete digitali, è circostanza che va meditata. E non a caso quelle comunità sono tra le più trasparenti e meno corrotte del pianeta».

Tra i membri della Better Than Cash anche 28 governi, quasi tutti del Terzo e Quarto mondo.

Molti governi, nazionali e sovranazionali, si sono esplicitamente schierati in questa guerra. Mentre le Nazioni Unite fanno da segreteria alla BTCA, la Banca Mondiale e la Banca dei regolamenti internazionali predicano una maggiore diffusione del denaro virtuale nelle economie emergenti per promuovere l’«inclusione finanziaria». In un documento di discussione del 23 gennaio 2017 la Commissione europea proponeva una serie di provvedimenti per limitare la circolazione del denaro contante allo scopo di «contrastare il finanziamento del terrorismo». Nel documento si legge tra l’altro che «la facoltà di pagare in denaro contante non costituisce un diritto fondamentale» (sez. C). Tra i membri della citata BTCA figurano 28 governi, quasi tutti del Terzo e Quarto mondo: le «comunità… tra le più trasparenti e meno corrotte del pianeta» di cui scrive De Bortoli, immaginiamo.